L’aquila, il delfino, la freccia… e l’attaccapanni

Costellazioni dell'Aquila, Delfino, Freccia e Antino rappresentate da Mercatore.

Nella foto qui sotto, realizzata dal nostro socio Tommaso Patrignani, sono presenti un’aquila, un delfino, una freccia… e un attaccapanni! Riuscite a vederli?

Facciamo un passo indietro. Complice una serata limpida, l’apertura al pubblico di venerdì 18 luglio 2025 è stata un successo: moltissime persone si sono presentate all’osservatorio per esplorare con noi il cielo estivo. Dopo una breve introduzione a cura del nostro socio Gianluca Colombo, i visitatori sono stati accompagnati nella cupola del telescopio principale e sul terrazzo per ammirare stelle doppie, ammassi globulari e nebulose.

Durante le osservazioni, Tommaso ha scattato la foto sopra, che mostra una porzione di cielo in direzione Sud-Est. Nella parte alta si vede la scia di una meteora; si nota anche la traccia della Via Lattea che attraversa diagonalmente l’immagine, da destra verso sinistra a partire dalla metà. La foto è stata ottenuta con un semplice cellulare, con una esposizione da 25 secondi a ISO 6400; per pose così lunghe è importante tenere il cellulare appoggiato per evitare movimenti.

Questi però non sono gli unici protagonisti di questa foto. Un occhio allenato riconosce, nel mare di stelle, le sagome di alcune costellazioni estive: l’Aquila, dominata dalla luminosa stella Altair, e le piccole costellazioni della Freccia e del Delfino. Fanno parte delle quarantotto costellazioni antiche definite dall’astronomo greco Claudio Tolomeo nell’Almagesto.

In mezzo a queste costellazioni si nasconde un “intruso”: cerchiato in giallo c’è l’asterismo Cr 399, vicino alla Freccia anche se, formalmente, fa parte della vicina costellazione della Volpetta. Cr 399 è conosciuto come Ammasso di Brocchi o Attaccapanni, per via della sua forma. Inizialmente si pensava che fosse un vero ammasso stellare, cioè un gruppo di stelle tenute insieme dalla forza di gravità, ma oggi sappiamo che le stelle sembrano vicine solo per un effetto di prospettiva.

L’Attaccapanni è stato osservato per primo dall’astronomo persiano Al Sufi nel 942 d.C., e successivamente riscoperto da Giovanni Battista Hodierna nel diciassettesimo secolo, quindi dall’astrofilo americano Delmero Francis Brocchi nel 1920 e infine dall’astronomo svedese Per Collinder nel 1931 che l’ha inserito nel suo catalogo di ammassi aperti.

La dimensione apparente dell’Attaccapanni è quasi tre volte quella della Luna piena; fa quindi parte della famiglia di oggetti celesti che si osservano meglio con un binocolo o un piccolo telescopio, piuttosto che con uno strumento potente. Vale la pena dargli un’occhiata nelle notti estive, anche se nessuno di noi sarà mai in grado di appenderci un indumento!

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