
| Nome | Costellazione | Stagione | Mag. A | Mag. B | Mag. C | Sep. AB | Sep. BC |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Beta Monocerotis | Unicorno | Inverno | 4.62 | 5.00 | 5.32 | 7.24″ | 2.53″ |

L’Unicorno (in latino, Monoceros) è una debole costellazione, visibile durante il periodo invernale, che confina tra le altre con le ben più famose Cane Minore, Gemelli, Orione e Cane Maggiore. Non contiene stelle brillanti, per cui tende a passare inosservata rispetto alle costellazioni vicine ben più prominenti. Questo è un peccato, perché nell’Unicorno sono presenti molti oggetti interessanti come l’ammasso aperto NGC 2264 detto “ammasso Albero di Natale”, molto in tema con il periodo festivo. Tuttavia non è di questi oggetti che vogliamo parlare qui, ma di una vera e propria “gemma” della costellazione, ossia la stella Beta Monocerotis.
Beta Monocerotis (Beta Mon) si trova a circa 600 anni luce di distanza da noi e ha magnitudine 3.7; curiosamente è leggermente più brillante di quella che dovrebbe essere la stella più brillante della costellazione, Alfa Monocerotis (magnitudine 3.9). Sebbene Beta Monocerotis sia visibile a occhio nudo, potrebbe essere difficile da trovare in presenza di inquinamento luminoso o cielo poco limpido. Fortunatamente, in questo periodo è possibile sfruttare alcuni allineamenti favorevoli con altre stelle brillanti come Procione, Sirio e Betelgeuse.
L’immagine in alto mostra la porzione di cielo in direzione Sud-Est visibile dal Nord Italia alle ore 00:00 del 31 dicembre. Si vede come Beta Mon si trovi circa alla stessa altezza di Procione, e circa in verticale rispetto a Betelgeuse. Questo significa che chi possiede un piccolo telescopio con montatura altazimutale (è il tipo di montatura più semplice, che consente di muovere lo strumento in verticale e in orizzontale, come nei cavalletti fotografici) potrà puntare Procione e spostarsi verso destra fino a quando Beta Mon entra nel campo visivo. In alternativa, si può puntare Betelgeuse e spostarsi verso il basso.
Ma cos’ha di particolare Beta Monocerotis per meritare tutte queste attenzioni? A bassi ingrandimenti non si noterà niente di particolare, se non il solito puntino luminoso; tutte le stelle, tranne il Sole, appaiono come punti di luce al telescopio. Aumentando gli ingrandimenti, però, si nota che non è una stella singola, ma un sistema di tre stelle denominate Beta Monocerotis A, B e C. Le componenti sono tenute insieme dalla forza di gravità e sono in orbita l’una rispetto alle altre.
Le stelle doppie o multiple non sono una rarità: si stima che circa metà delle stelle visibili a occhio nudo abbiano una o più compagne, visibili con un telescopio o a volte anche con un semplice binocolo.
| Componente | Massa | Luminosità assoluta |
|---|---|---|
| Beta Mon A | 7 M☉ | 3200 L☉ |
| Beta Mon B | 6.2 M☉ | 1600 L☉ |
| Beta Mon C | 6 M☉ | 1300 L☉ |
Si vede come le componenti siano molto più massicce del nostro Sole (da 6 a 7 volte), e migliaia di volte più luminose.

William Herschel, lo scopritore di Urano, ha osservato Beta Monocerotis nel 1781, definendola “una delle più belle viste del firmamento”. La componente A è quella che appare più luminosa, e in prossimità di essa si trovano le componenti B e C più deboli.
Non è facile osservare le tre componenti: la coppia BC è separata da A da circa 7 secondi d’arco (un secondo d’arco è 1/3600 di grado, che è circa l’angolo sotteso da una moneta da 1€ a 5 Km di distanza), mentre le componenti BC sono separate tra loro da poco più di 2 secondi d’arco, quindi appaiono molto vicine: serve un telescopio con una buona risoluzione a ingrandimenti elevati (minimo 130, meglio 200). Fortunatamente, strumenti del genere sono alla portata degli appassionati, come ad esempio i telescopi portatili che il Gruppo Astrofili Polesani ha acquisito un po’ di tempo fa.